Lorenzo Tartarini

Nonostante si possa rapidamente notare un’espansa globalizzazione e uno sviluppo tecnologico che procede a velocità allarmanti, la Cina è comunque un paese radicalmente diverso da ogni realtà occidentale. Moltissimi usi e costumi sono diversi e ciò fa mettere in dubbio la sottile differenza tra educazione e cultura. Inoltre l’ambiente socio-economico è comunque il fattore più influente. Il governo cinese ha un grosso peso poiché si permette, essendo piuttosto sicuro di essere rieletto alle seguenti elezioni popolari, di spostare i fondi statali negli ambiti globalmente più competitivi nonché di avviare piani di modernizzazione a lungo termine per migliorare la vita dei propri elettori. Questo modello governativo ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro:
• la rapidità disarmante dello sviluppo nel recuperare i decenni in cui i paesi occidentali fiorivano mentre la Cina combatteva per stabilità interna;
• la distribuzione del lavoro con tanti impiegati per piccoli lavori a fronte di salari mediamente più bassi;
• la fortissima competizione sia nel mondo studentesco che in quello lavorativo portano ad altissimo tasso di stress che è veleno per l’organismo;
• il concentramento nei settori più pratici a discapito di arte e letteratura, che diventano quindi di seconda scelta per molti studenti preoccupati per la propria stabilità a livello professionale;
• una sanità molto costosa con abbondanti lacune che però ammetto di non aver vissuto direttamente o indirettamente.

Proprio per tali motivi, molti sognano di venire nel “nostro” pezzettino di globo proprio alla ricerca di una libertà un tempo più associata al paese a stelle e strisce. Ci invidiano un’istruzione più nobile poiché sempre mirata a comprendere e a padroneggiare i principi alla base di ogni concetto, per poterli usare come mattoncini per costruire castelli di conoscenza. Inoltre, nonostante anche qua la vita dopo certi percorsi studenteschi non sia così facile, la minor pressione sociale ci permette di essere più liberi nelle scelte alla base della nostra formazione e vita professionale.

Un altro aspetto che reputo fondamentale è la diversità di cultura. Da sempre la creatività sia in ambito scientifico che artistico è stata nutrita dallo scambio e dal confronto con culture diverse. La Cina invece, oltre le colonizzazioni barbariche di europei e vicini asiatici che negli ultimi due secoli hanno rovinato irreparabilmente il patrimonio artistico e culturale, come templi e borghi antichi, è comunque un paese decisamente unito, in cui le opere e le tradizioni sono molto simili, anche spostandosi di centinaia e centinaia di chilometri. Avendo avuto la fortuna di vedere la Cina in lungo e in largo posso riportarvi che ogni zona è molto orgogliosa della propria cucina locale ma che le strutture e gli edifici sono decisamente simili, anche da una parte all’altra del paese più popolato al mondo. In Europa, come ben sappiamo, basta spostarci di pochi chilometri per ritrovarci circondati da elettrizzanti costumi, abitudini e costruzioni completamente diversi da quelli in cui siamo cresciuti. Quasi tutte le grandi città europee hanno un cuore storico ben tenuto e organizzato. Tutto ciò a noi sembra banale ma non lo è. Per aggiungere la ciliegina sulla torta, per passare da un paese all’altro i prezzi di trasporto sono decisamente contenuti e i documenti richiesti si riducono spesso alla carta d’identità, senza la quale non potremmo nemmeno passeggiare regolarmente nella nostra stessa città.

In Cina la questione è diversa, i costi di viaggio sono relativamente alti, le stazioni e gli aeroporti sono talmente controllati da ricevere perquisizioni corporee in quasi tutti gli spostamenti pubblici, bus a parte. Inoltre i cinesi hanno poche festività ma con periodi più lunghi di festa in cui tutti tendono a tornare a casa dalla famiglia; ciò viene strumentalizzato riducendo a uno strazio l’acquisizione dei biglietti che, appena messi a disposizione per l’acquisto, vengono subito comprati in stock da enti privati che poi si occupano di rivendita organizzata. Sulla mia pelle ho vissuto questo grosso disagio: 10 secondi lordi disponibili per poter acquistare i biglietti con conseguente fallimento nella maggior parte dei tentativi. Non è nemmeno semplice per un cinese uscire dal proprio paese poiché i passaporti sono molto costosi e vari controlli sono necessari prima di poter partire sia per turismo che per lavoro.

Infine è necessario parlare di sicurezza. Il governo di ogni paese ha il compito di far sentire i propri cittadini più al sicuro possibile. In tutta la Cina, per ridurre al minimo la criminalità non organizzata, un numero incalcolabile di telecamere tiene sotto controllo ogni angolo delle città e spesso anche delle periferie. Queste telecamere sono poi governate da sofisticati algoritmi di ricognizione facciale allo scopo di trovare ricercati anche in mezzo a un concerto (è davvero successo durante la mia permanenza). Se ciò non bastasse, ogni circa 200 metri è possibile trovare una piccola postazione della polizia in cui un addetto, spesso dormiente o al telefono, dona un senso di sicurezza poiché pronto ad agire in caso di emergenze. Molti occidentali potrebbero vedere questo controllo onnipresente come un limite alla propria libertà personale ma sui cinesi il sistema funziona decisamente bene. Essi infatti sono spaventati dall’uscire dalla Cina poiché hanno paura della violenza e del razzismo poco presenti nel proprio paese. Nonostante l’America sia il paese che più li intimorisce, anche l’Europa non fa eccezione. Un ragazzo cinese mi ha esplicitamente detto di temere che la maggior prestanza fisica occidentale portasse a una sorta di bullismo verso i cinesi che effettivamente sono spesso di taglia minore.

 

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